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Milano Mediterranea. Pratiche artistiche che partono dal quartiere

Milano Mediterranea nasce tra il 2019 e il 2020, al rientro a Milano dei due fondatori, Anna Serlenga e Rabii Brahim, dopo alcuni anni di lavoro in Tunisia.

L’idea è portare in città pratiche artistiche partecipate già sperimentate altrove, provando a costruire uno spazio di lavoro che metta in relazione artisti, territori e comunità. In particolare, guardando alle diaspore e alle molte traiettorie che attraversano il Mediterraneo.

Fin dall’inizio, il progetto si struttura come un dispositivo curatoriale: ogni anno un’open call seleziona artisti e artiste delle diaspore residenti in Italia, accompagnati in percorsi di residenza e produzione. Ma la selezione non è solo interna. Avviene insieme a un comitato di quartiere, composto da abitanti, lavoratori e studenti.

Un modo per ribaltare la logica: non portare progetti “su” un territorio, ma costruirli insieme.

Lavorare tra arte e quotidianità

Il primo insediamento è nel quartiere Giambellino-Lorenteggio. Qui, negli anni, Milano Mediterranea costruisce una rete fatta anche di luoghi informali: un barbershop, il mercato, piccoli spazi culturali.

L’idea è semplice: avvicinare l’arte alla vita quotidiana, portandola fuori dai contesti tradizionali.

Accanto alle residenze, il progetto prende forma anche nello spazio pubblico con TWIZA, parola amazigh che significa “fare insieme”, un festival gratuito che ogni due anni restituisce i lavori prodotti e apre momenti di confronto con il quartiere.

Ma Milano Mediterranea resta anche un collettivo artistico: produzioni teatrali, musicali e progetti partecipati continuano a essere parte integrante del lavoro.

Un progetto che evolve

Negli anni il progetto si consolida, anche grazie al percorso con la Scuola dei Quartieri, che ha accompagnato la fase iniziale aiutando a strutturare l’organizzazione e a dare continuità alle attività.

Oggi, dopo sei anni, è in una fase di transizione. Non ha uno spazio fisico stabile e si confronta con un contesto più incerto, anche dal punto di vista delle risorse. Il legame con il Giambellino resta forte, anche se il quartiere è cambiato rapidamente: nuovi interventi urbani, trasformazioni sociali, spazi che chiudono o si riconfigurano.

Allo stesso tempo, si aprono nuove direzioni. Negli ultimi anni Milano Mediterranea ha iniziato a lavorare anche su scala europea, portando la propria metodologia in altri contesti, tra Berlino e Budapest.

Una tensione che riflette una domanda più ampia: come continuare a fare cultura in modo sostenibile, senza perdere il rapporto con i territori.

Guardare avanti

Oggi Milano Mediterranea sta ridefinendo il proprio percorso.

L’idea è continuare a lavorare sulle pratiche sviluppate in questi anni, ma aprendole ad altri contesti, costruendo reti e collaborazioni più ampie, senza perdere contatto con il punto di partenza.

Volete saperne di più o mettervi in contatto?

Visitate milanomediterranea.com

e le pagine Instagram milanomediterranea_mm

e Facebook Milano Mediterranea


Foto per gentile concessione di Milano Mediterranea